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Agenzia stampa a cura del PRC Piemonte

Precariato nella sanità e nel resto del pubblico impiego: un segnale positivo dalla Cassazione

La sentenza della Cassazione ha lanciato un vero e proprio assist ai sindacati. Lo prenderanno?

Sentenza a favore dei precari del pubblico impiego, in particolare della sanità: il 15 marzo scorso le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno stabilito che le Aziende Ospedaliere non possono più ricorrere al continuo rinnovo dei contratti a tempo determinato senza assumere personale tramite concorso.

Se lo fanno, devono risarcire il danno cagionato ai propri dipendenti per averli costretti ad una condizione di precarietà.

La Corte di Cassazione hanno condannato il comportamento di una Azienda Ospedaliera, scrivendo nella sentenza: "Il lavoratore, che abbia reso una prestazione lavorativa a termine in una situazione di ipotizzata illegittimità della clausola di apposizione del termine al contratto di lavoro o, più in generale, di abuso del ricorso a tale fattispecie contrattuale, subisce gli effetti pregiudizievoli che, come danno patrimoniale, possono variamente configurarsi".

Inoltre, è stato che il danno per il dipendente pubblico è altro rispetto a quello subito dal lavoratore privato.

Con particolare riguardo, poi, alla prova in giudizio del danno, il principio affermato dalla Corte è stato, se possibile, ancora più rivoluzionario. Le Sezioni Unite hanno infatti chiarito che il danno per il dipendente pubblico è altro rispetto a quello subito dal lavoratore privato, posto che, nel caso del pubblico dipendente: “occorre (…) una disciplina concretamente dissuasiva che abbia, per il dipendente, la valenza di una disciplina agevolativa e di favore”.

Ecco dunque, il principio di diritto affermato dalle Sezioni Unite: “nel regime del lavoro pubblico contrattualizzato in caso di abuso del ricorso al contratto di lavoro a tempo determinato da parte di una pubblica amministrazione il dipendente, che abbia subito la illegittima precarizzazione del rapporto di impiego, ha diritto al risarcimento del danno con esonero dall’onere probatorio nella misura e nei limiti di cui alla l. 4 novembre 2010, n. 183”.

Ora tutti i lavoratori precari della sanità possono avanzare analoga richiesta risarcitoria, e ottenere fino a 50mila euro di indennizzo ciascuno e la stabilizzazione della propria posizione lavorativa.

In Piemonte, considerando lo stato di prostrazione dei malati depauperati da anni delle ottimali condizioni professionali adeguate ai loro ai loro bisogni di cura e relazione, ci chiediamo dove sono le 600 assunzioni di personale sanitario tra medici, infermieri e operatori sociosanitari annunciate un anno fa. Ne abbiamo viste ben poche. Fermo restando che ci paiono veramente pochi 600 operatori per tappare almeno 5000 buchi che fanno sembrare le aziende delle forme di groviera o, se preferite, a tunnel di un campo di battaglia nella guerra quotidiana di sopravvivenza delle professioni.

Qualche anno fa da una inchiesta a campione del periodico piemontese Lavoro e Salute, in 9 aziende sanitarie e ospedaliere del Piemonte e nella maggioranza delle altre strutture tramite è stato quantificato il deficit nelle piante organiche in 5000 operatori, in stragrande maggioranza infermieri e poi oss.  Oggi, al netto degli accorpamenti e delle chiusure di strutture ospedaliere e territoriali il deficit è stato coercitivamente ridotto ma i 600, ad oggi virtuali, non li abbiamo visti.

26/3/2016

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