Rifondazione Novara

Frammenti di storia di una famiglia siriana

Sabato 12 marzo al presidio contro la guerra a Novara si è presentata Sara, una ragazza poco più che ventenne, iscritta al PRC, abbiamo parlato e ho pensato di rendere pubblica una sua testimonianza sulla guerra in Siria che ha coinvolto la sua famiglia



Scrivo questo articolo per raccontare la mia personale esperienza riguardo ad un argomento che ci riguarda tutti: la guerra in Siria.

Ho 21 anni, padre siriano e madre italiana. Ho smesso di visitare la Siria circa cinque anni fa, con l’inizio della guerra. Inizio condividendo con voi la situazione della mia famiglia prima e dopo lo scoppio del conflitto.
Secondo di otto figli, mio papà Bader vive a Lattakia fino all’età di 20 anni in una famiglia unita nonostante la perdita del padre Ahmad, durante la guerra in Libano. Dopo quache anno in Italia lo raggiungono i due fratelli: Khaled detto Carlo e Mohamhed, detto Gianni, che trascorsi otto anni a Como ritorna in Siria dove conosce la sua attuale moglie.
Con la prima rivolta del 15 marzo 2011, si prospetta la guerra civile. Questa situazione inaspettata e improvvisa sconvolge il Paese e con esso la mia famiglia; veniamo a conoscenza dei cambiamenti che si stanno sviluppando come la crisi nel lavoro, il coprifuoco e blocchi stradali. Sembra che la Siria venga tagliata fuori dalle comunicazioni con il resto del mondo: le telefonate meno frequenti e confusionarie, e col passare di pochi mesi il divieto di raggiungere il Paese tramite vie convenzionali.
2012. Il conflitto inizia a interrompere la quotidianità: i ragazzi vengono chiamati alle armi; mio cugino Ahamad, detto Mimmo, mio coetaneo, dopo qualche mese di leva viene ucciso con altri suoi compagni perché disertori. Era contrario a seguire gli ordini imposti dal regime, non poteva sparare ai suoi pari che manifestavano. Dopo il tentativo di fuga, si viene a sapere della sua morte con delle foto molto crude recapitate alla famiglia. Poco tempo dopo, lo zio Gianni viene catturato e imprigionato dall’Esercito Regolare Siriano con l’accusa di aver raccolto aiuti umanitari destinati alle prime vittime della guerra. Durante i cinque mesi di prigionia subisce dure torture fisiche e psicologiche, dalle quali rimane ancora oggi evidentemente segnato. Dopo questa esperienza cambia, è confuso e sofferente, non è più l’uomo di prima e ha come obiettivo principale di scappare dalla Siria e portare via i suoi cari. Prova ad andare in Egitto, poi in Turchia, ma aspira ad arrivare in Svezia. Nello stesso momento alcuni parenti scappano a Dubai, alcuni raggiungono Gianni in Turchia nei campi profughi ; altri che vivono in montagna, nella Siria del Nord, si trasferiscono a Lattakia che attualmente è sotto il controllo dei russi. (Si dice che lo Stato Islamico sia solo a 45 Km dalla città).
2013. Mio papà, essendo preoccupato per la situazione, parte per la Siria con il passaporto italiano. In quel momento si poteva ancora arrivare, ma solo atterrando in Libano. Dopo la visita a Lattakia giunge a Damasco in una casa che aveva da poco ristrutturato, ma all’arrivo si accorge che è stata distrutta dal passaggio degli aerei da caccia. Proprio il giorno della partenza per l’Italia, si trova coinvolto in uno scontro dal quale ne esce indenne.
2015. Gianni sente il bisogno di scappare dalla Turchia e così nel tentativo di risollevare la sua situazione economica e morale, decide di partire per l’Europa per raggiungere la Svezia. Attraversa il Mediteranneo su un peschereccio con circa altre 200 persone e ciò richiede un grande sforzo finanziario. Si imbarca a Tripoli con un suo amico e arrivano in Italia dopo giorni difficili e pericolosi in mare. Arrivati a Varese a casa mia, lo aiutiamo a cercare un modo per arrivare in Svezia; parte dopo circa una settimana di tentativi con una macchina insieme ad altri profughi. Avendo ottenuto il permesso di residenza svedese, prova a tornare in Turchia per qualche giorno per salutare i suoi, ma scopre di essere stato schedato e dopo la prigione viene rimandato in Svezia. In agosto arriva a casa una zia, Nahida, la più piccola tra i fratelli e le sorelle.,scappata dalla Siria perché il suo negozio era stato requisito e aveva perso tutto. Va in Turchia, ma vuole raggiungere l’Europa. Rimane con noi qualche mese aspettando che Gianni trovi una casa in Svezia. Guardandola noto di non avere davanti la persona che avevo conosciuto prima che tutto iniziasse. Vedo una donna distrutta che si lascia andare a causa della guerra che le fa vedere tutto nero. Piange spesso, non mangia. È a terra a causa della situazione, non ha più interessi se non quello di scappare, non riesce a pensare che a questo.
Gennaio 2016. Passato un anno in un campo profughi, Gianni viene raggiunto dalla sua famiglia che era ancora in Turchia e da Nahida che era da noi. In Svezia hanno dato loro una casa e adesso sono in cerca di un lavoro.
Queste storie di una sola famiglia sono solo una piccola parte di tutte le situazioni simili che la guerra ha creato. Penso che sia nostro dovere cooperare con le donne e gli uomini in queste condizioni per trovare una via di pace, comprendere la loro sofferenza ed evitare che peggiori.
Sara