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Agenzia stampa a cura del PRC Piemonte

Una riflessione sulla CGIL e la proposta di una Carta dei Diritti Universali del Lavoro

Pubblichiamo l'intervento del Compagno Claudio Gagliasso all'assemblea degli iscritti CGIL del 5 marzo 2016

Siamo nel pieno di una crisi economica voluta e scatenata dai grandi manovratori del capitalismo delle lobby commerciali e produttive occidentali, che usa lo strumento del sequestro della valuta circolante per annichilire la concorrenza produttiva ed economica degli Stati sovrani sul mercato internazionale.

La scarsità artificiale di liquidità monetaria nelle società capitaliste, oggi provocata dall’accentramento nel solo sistema bancario privato della moneta creata dal nulla dalla BCE con la scusa del risanamento delle banche in sofferenza, diventa un’arma poderosa nelle mani delle economie forti per combattersi nella spietata concorrenza tra le Nazioni. Infatti, la cessione a tasso zero dei capitali (moneta circolante) alle banche private e non agli Stati, provoca volutamente l’asfissia della concorrenza commerciale internazionale per la insufficienza di risorse economiche nelle attività dei cittadini e delle aziende e quindi blocca il sistema produttivo interno delle Nazioni più deboli. Di conseguenza, questa penuria di liquidità monetaria diffusa nella società porta le Nazioni più deboli ed esposte a restringere la loro capacità espansiva nelle produzioni e nei consumi interni e quindi del loro PIL. Si blocca nei fatti la loro possibile crescita economica.

All’interno dei Paesi più deboli viene generata volutamente una contrazione della massa monetaria circolante, generando una crescente ed inarrestabile disoccupazione di massa. La disoccupazione agisce poi in modo esponenziale nell’impoverimento generale della popolazione con conseguente caduta della domanda interna. Il sistema artificiale dei debiti pubblici (costo del welfare) da risanare a tutti i costi, generati dalla creazione centralizzata della moneta circolante non supportata da alcun valore reale e regalata solo alle banche private, genera lo strozzo inevitabile dell’economia del Paese e produce con i tassi di interesse spropositati ed i rimborsi pretestuosi la rapina attraverso le tasse e le privatizzazioni delle ricchezze reali prodotte dal lavoro. Compriamo dalla BCE carta straccia da far circolare e creare lavoro ma la strapaghiamo con ricchezze reali frutto del lavoro dei cittadini. Non è più il lavoro a creare vera ricchezza ma è il gioco della speculazione finanziaria attraverso la creazione e il commercio di moneta fasulla di nessun valore a spostare la ricchezza interna delle Nazioni verso il sistema bancario.

Mi viene in mente che “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro…”!

Questo è quanto succede nelle società occidentali dove vige il verbo capitalistico egoista del “mors tua, vita mea”.

Il sistema capitalistico attuale crea i suoi strumenti funzionali al suo perpetuarsi: inventa le regole del liberalismo più avanzato, quello che oggi chiamiamo neoliberismo che impone il perseguimento del massimo profitto in tutte le attività economiche e quindi anche produttive instaurando una filosofia improntata all’individualismo più sfrenato. Questa filosofia diventa una ideologia che adora il dio denaro e porta alla guerra di tutti contro tutti i soggetti delle società, siano essi produttori, imprenditori, commercianti o lavoratori. Impone senza discussione alla società le regole barbare della concorrenza più spietata, dell’appropriazione e della rapina. Non ammette regole democratiche che la contrastino.

Si avvera il dualismo che i padri della sinistra chiamano socialismo o barbarie, ossia quella parte della politica, il socialismo, che si pone come suo scopo la vita sociale equilibrata dei cittadini, la giustizia, la libertà e soprattutto l’uguaglianza tra di loro, che si contrappone alla destra politica ed economica che persegue l’interesse egoistico dei singoli in piena anarchia di regole facendo prevalere così i più prepotenti, ossia la barbarie.

Nelle società occidentali, dove vige il neocapitalismo, gli stessi valori etici della civile convivenza sono oggi sacrificati sull’altare del dio denaro e sulle dottrine del massimo profitto.

L’antidoto a questo stato di cose esistente è la reazione legittima degli strati più poveri del popolo a praticare un rifiuto attivo della filosofia che sottintende il sistema capitalistico introducendo leggi che tendano a riequilibrare lo strapotere dei capitalisti nella società sia sul piano delle regole che sul piano dei valori. Questo era lo spirito con il quale Gino Giugni scrisse la legge 300del 1970, lo Statuto di Lavoratori. Oggi quei valori e quelle finalità non sono assolutamente venute meno, anzi!

E non è affatto vero che sia caduta la necessità di una contrapposizione tra gli interessi della classe sempre più piccola dei capitalisti e quella sempre più numerosa dei cittadini. La lotta di classe è sempre più attuale e la sta vincendo il capitale per la mancata reazione degli uomini uguali.

Queste premesse sono sicuramente condivise dagli iscritti all’unico Sindacato che è nato per difendere gli interessi comuni dei cittadini che non sono sicuramente dei capitalisti ma sono lavoratori creatori della vera ricchezza del Paese, e parlo della CGIL.

Entriamo nel merito. E’ altamente positivo che ci si interessi finalmente dei problemi attuali che attanagliano ormai la quasi totalità dei cittadini e che non sia la politica rappresentativa ma una associazione a ciò delegata a prendere in mano la situazione aprendo alla restante società una fase che si propone di migliorare le condizioni di vita dei lavoratori.

Un sindacato che rappresenti veramente l’interesse dei lavoratori, in questa situazione sempre più grave della loro sopravvivenza dignitosa in una società che ormai gira tutta sullo sfruttamento feroce delle condizioni di precarietà e di bisogno in cui li costringe per ottenere dal lavoro il massimo profitto, deve innanzitutto pensare a impedire che le attuali leggi dello Stato che regolano la convivenza civile vengano scavalcate da situazioni di fatto che in pratica impediscono la tutela ai più deboli delle libertà e dei diritti di una vita dignitosa. Non deve soprattutto abbassare le loro tutele eliminando una legge che finora ha funzionato in loro difesa nella continua lotta praticata dalla classe dei capitalisti contro i lavoratori e contemporaneamente riconoscere nuovi diritti arroganti e liberticidi alla classe che li sta sfruttando.

Non può eliminare con la sostituzione di quella legge più di quarant’anni di storia che hanno visto un continuo attacco alla uguaglianza dei diritti e dei doveri dei cittadini lavoratori da parte del padronato che si è avvalso delle teorie neoliberiste per creare un ambiente di lavoro dove non si rispettano i valori sacri della Costituzione repubblicana ma agisce la logica mafiosa del ricatto occupazionale e della sottomissione umiliante. Deve ormai sapere senza alcun dubbio che le condizioni di precarietà dei lavoratori sono create ad arte per favorire il loro sfruttamento e la loro subalternità.

Purtroppo la proposta presentata oggi dalla CGIL non è adeguata poiché in essa è fortemente riduttiva l’impostazione generale del quadro politico con il quale è stata redatta. Un quadro politico che, accettando lo stato di cose presente, non contrasta assolutamente la asserita necessità della miriade di forme lavorative attuali ma soprattutto nega l’esistenza di una continua lotta di classe impari fatta dai “padroni” contro i lavoratori, ossia la contrapposizione esistente nella società italiana tra chi ha ancora i soldi, comunque pochi, per organizzare il lavoro e lucrare sul plusvalore prodotto da esso e chi non li ha del tutto e viene costretto barbaricamente ad accettare i soprusi e la perdita di dignità di vita per sopravvivere e mangiare. Non si interessa in alcun modo della redistribuzione della ricchezza prodotta.

Si gioca poi sull’ambiguità del significato del titolo della legge che la dice tutta sulla volontà da parte della CGIL di tenere il piede in due scarpe: la legge 300/70 era chiamata “Statuto dei Lavoratori - Norme sulla tutela della libertà e dignità del lavoratori intendendo chiaramente la sua natura di salvaguardia dei diritti della parte più debole nel conflitto di classe nel mondo del lavoro nella società capitalista. Questa legge vuole esplicitamente cancellare questa caratteristica specifica “di classe” per parlare genericamente di “Diritti universali del Lavoro” facendo scomparire le tutele dei diritti e delle libertà dei Lavoratori in quanto classe debole nel conflitto sociale e sostituendole con un genericissimo mondo del lavoro onnicomprensivo anche delle prevaricazioni padronali. Certo un bel passo in avanti verso il revisionismo di destra!

Per me, questa non è la CGIL che difende gli interessi di classe dei lavoratori. Questa è una organizzazione sindacale in profonda crisi di identità che sta sposando, nella sua dirigenza, con questa legge, anche la parte avversaria che dichiara di contrastare. Non si vorrebbe pensare che l’attuale dirigenza avesse deciso di candidarsi alla funzione governista della moderna società capitalista italiana.